La “multi-club ownership” colpisce ancora: il Club Leon escluso dal Mondiale per Club FIFA
27 Marzo

Autore: Gianluca Medina
La disciplina in materia di multi-club ownership (MCO) nel calcio torna in maniera dirompente agli onori della cronaca sportiva. Ed infatti, venerdì scorso, la FIFA ha pubblicato un comunicato stampa relativo alla decisione adottata dal FIFA Appeal Committee nell’ambito del procedimento disciplinare nei confronti del CF Pachuca e del Club Leon – due dei trentadue club partecipanti alla prima edizione del Mondiale per Club che si terrà tra giugno e luglio negli Stati Uniti – in virtù della quale la FIFA ha disposto l’esclusione del Club Leon dalla competizione per la violazione della disciplina in materia di MCO stabilita dall’art. 10.1, del regolamento della competizione adottato dal FIFA Council lo scorso 3 ottobre.
Entrambi i club appartenenti a quello che viene definito “Grupo Pachuca” hanno ottenuto la qualificazione alla competizione in quanto vincitori, rispettivamente dell’edizione 2023 e 2024 della massima competizione per club continentale CONCACAF.
La FIFA ha altresì comunicato che annuncerà a breve il club che sostituirà il team messicano che, a inizio dicembre scorso, era stato sorteggiato nel gruppo D con Chelsea, Flamengo e i tunisini dell’Esperance.
Nel presente articolo, cercheremo di analizzare i tratti essenziali della disciplina rilevante ed evidenziare alcuni aspetti critici della questione la cui rilevanza economica, prima ancora che sportiva, per i club coinvolti è di assoluto valore. Basti pensare alle cifre del montepremi della competizione appena pubblicato dalla FIFA: per la sola partecipazione, è previsto un gettone di oltre 9 milioni di dollari per ciascun club della CONCACAF.
La MCO
In uno dei nostri precedenti articoli, abbiamo trattato l’istituto della multi-club ownership nel calcio professionistico – con particolare riferimento alla disciplina UEFA – definendolo un fenomeno economico-giuridico multiforme, sia da un punto di vista economico, sia dal punto di vista giuridico, in quanto esso assume dei connotati differenti a seconda, inter alia, del contesto nazionale o internazionale in cui essa si manifesta e, di conseguenza, nella regolamentazione di riferimento. In particolare, si è fatto espresso riferimento alla diversità della “soglia di rilevanza” che le norme sportive stabiliscono affinché il “legame” che intercorre tra due o più club venga ritenuto in contrasto con i principi di integrità delle relative competizioni sportive.
La disciplina FIFA
Come riportato, la decisione adottata dalla FIFA si basa sull’asserita violazione da parte dei club coinvolti dell’art. 10 del regolamento della neo-introdotta competizione rubricato come “multi-club ownership”. Ebbene, l’art. 10 individua la medesima “soglia di rilevanza” stabilita all’interno dei regolamenti delle competizioni UEFA, dal momento che i criteri che i club partecipanti debbono osservare risultano i medesimi.
Nel dettaglio, l’art. 10.1 dispone che nessun club partecipante alla competizione possa, direttamente o indirettamente: (i) detenere o acquisire titoli o azioni (rectius, “securities or shares”) di uno altro club partecipante; (ii) essere membro di qualsiasi altro club partecipante; (iii) essere coinvolto a qualsiasi titolo nella gestione, nell’amministrazione e/o nelle prestazioni sportive di qualsiasi altra squadra partecipante; oppure (iv) avere qualsiasi potere nella gestione, nell’amministrazione e/o nei risultati sportivi di qualsiasi altra squadra partecipante.
Inoltre (paragrafo (b)), si prevede che nessun soggetto possa essere contemporaneamente coinvolto, direttamente o indirettamente, in alcun modo nella gestione, amministrazione e/o prestazione sportiva di più di un club partecipante.
Infine (paragrafo (c)), si stabilisce che nessuna persona fisica o giuridica possa avere il controllo o l’influenza su più di una club partecipante, intendendosi per “controllo” o “influenza” (i) il detenere la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti; (ii) l’avere il diritto di nominare o revocare la maggioranza dei membri dell’organo di amministrazione, gestione o vigilanza del club; (iii) l’essere un azionista e controllare da solo la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti in base a un accordo stipulato con altri azionisti del club; oppure (iv) l’essere in grado di esercitare con qualsiasi mezzo un’influenza decisiva nel processo decisionale del club.
Tuttavia – e ciò potrebbe rappresentare un punto nodale nella definizione della vicenda – la disciplina FIFA differisce rispetto a quella UEFA per quanto riguarda le tempistiche relative all’osservanza di questi requisiti. Più precisamente, proprio con la circolare oggetto d’esame del precedente articolo, la UEFA ha comunicato che l’osservanza deve essere dimostrata a partire dal 1° marzo che precede la stagione sportiva della competizione in questione, mentre l’art. 10 del regolamento del Mondiale per Club stabilisce che i criteri sopra elencati debbano essere rispettati “when submitting the Participation Agreement” e sino al termine della competizione. Nonostante il termine “Participation Agreement” non sia definito all’interno del regolamento, dalle norme che lo menzionano (in particolare gli artt. 4 e 5) si evince che si tratta del documento di conferma di partecipazione che i club che soddisfano i criteri di qualificazione di cui all’art. 11 devono trasmettere alla FIFA, accettando l’osservanza delle norme stabilite dal regolamento medesimo. Per esempio, l’art. 5.2 stabilisce che un club ritiratosi dalla competizione dopo aver trasmesso il “Participation Agreement” e non prima di 30 giorni dall’inizio della prima gara della competizione debba essere sanzionato dal FIFA Disciplinary Committee con una multa di CHF 250,000.
L’art. 10 prosegue stabilendo la competenza del FIFA Disciplinary Committee per il procedimento disciplinare che sancisce la violazione dei suddetti da parte di due o più club partecipanti, mentre è il FIFA General Secretariat a decidere quale dei club debba essere ammesso e procedere al ripescaggio – secondo una traduzione quanto più letterale – “in osservanza dei seguenti principi tenendo conto, in particolare, del ranking dei club coinvolti e la quota per confederazione e/o federazione ai quali i club sono affiliati”.
A questo punto, è necessario citare quanto disposto dall’art. 11 del regolamento riguardo ai club partecipanti. In estrema sintesi, l’articolo dispone che sono ammessi alla competizione un club affiliato alla Federazione ospitante la competizione e altri 31 club qualificate sulla base dei risultati nelle competizioni per club della relativa confederazione nel periodo 2021-2024 e del nuovo FIFA ranking per club istituito nel dicembre 2023.
Il paragrafo 4 dell’articolo cita l’allocazione e i criteri sanciti dal FIFA Council con decisione del 14 marzo 2023, secondo cui – limitandoci alla CONCACAF, campo di battaglia del caso in esame – vi sono 4 slot attribuiti alle vincitrici delle edizioni della Concacaf Champions Cup tra il 2021 e il 2024. Il paragrafo successivo dispone che, nel caso in cui un club vinca due o più edizioni della competizione di cui al periodo di riferimento, si farà riferimento al ranking FIFA per club, con un cap di due club per Federazione, fatta eccezione per il caso in cui più di due club per Federazione abbiano vinto la competizione in questione.
Per quanto riguarda il club che sarà selezionato dalla FIFA a sostituire l’escluso Club Leon, stanno emergendo diverse interpretazioni delle disposizioni sopra citate in materia di ripescaggio. Tra queste, spiccano quelle che si basano sul significato inteso dalla FIFA nel riferirsi al cap per federazione sopra citato: le candidate ammesse sarebbero, alternativamente, il messicano Club America, quale primo club nel ranking FIFA/CONCACAF senza tenere conto del cap per federazioni, ovvero il club costaricense dell’Alajuelense, quale primo club nel ranking FIFA/CONCACAF tenendo invece conto del cap.
La reazione dei club coinvolti
Come prevedibile, la decisione adottata dalla FIFA ha suscitato accese reazioni dai diversi fronti coinvolti.
Per quanto riguarda il Club America, la stampa sportiva messicana ha riportato quanto dichiarato dal presidente della federcalcio messicana, che sosterrebbe la soluzione per la riammissione del Club America in caso di conferma dell’esclusione del Club Leon. Per quanto riguarda, invece, l’Alajuelense, è necessario fare un passo indietro alle scorse settimane, durante le quali si è diffusa la notizia secondo cui, in febbraio, il club costaricense ha incardinato un procedimento dinnanzi al TAS di Losanna per ottenere l’esclusione di uno dei due club appartenenti al c.d. Grupo Pachuca e ottenere l’ammissione alla competizione.
Tuttavia, come prevedibile, la reazione più veemente è arrivata dal club escluso. In particolare, gli esponenti del Grupo Pachuca hanno già annunciato di voler ricorrere al TAS di Losanna lamentando principalmente due aspetti, ovverosia la tardiva pubblicazione del Regolamento e il fatto che, secondo quanto sostenuto in particolare dal Presidente, il Grupo Pachuca avrebbe adottato una soluzione alla stregua di quanto effettuato da Manchester City e Girona FC per l’ammissione alla Champions League della corrente stagione (vedasi il precedente articolo sul punto), ovverosia l’istituzione di un trust allo scopo di garantire l’indipendenza tra i due club, che pure sarebbe stata comunicata alla FIFA nell’ambito del procedimento disciplinare in questione ma che non sarebbe stata considerata.
In chiusura, come detto, non è mancato il commento del Presidente della CONCACAF che, secondo quanto riportato dai media, avrebbe dichiarato di attendere e rispettare le modalità mediante le quali si chiuderà il caso legale, ma auspicandosi che il Club Leon possa partecipare al Mondiale per club. Non sarebbe mancata la tempestiva risposta dell’Alajuelense a queste dichiarazioni, accusando il Presidente di mancanza di neutralità.
Conclusioni
Per completare il quadro sopra delineato, secondo un punto di vista puramente istituzionale, la decisione in esame rappresenta un ultimo approdo di un’aspra dialettica tra le parti coinvolte che prosegue da diverso tempo, anche per quella che è la vicenda di natura puramente domestica per cui, secondo quanto riportato da diverse fonti, la situazione della multiproprietà relativa al Grupo Pachuca dovrebbe essere risolta nel senso della cessione di uno dei due club entro il 2027.
Come detto, tra i prossimi passi vi è quello della pronuncia, da parte della FIFA, del club designato sostituto del Club Leon. Tuttavia, le reazioni sopra citate ci portano necessariamente a dover aspettare una successiva pronuncia del TAS a riguardo, secondo quello che sarebbero il procedimento iniziato dall’Alajuelense e in procinto d’essere iniziato dal Club Leon. Per quest’ultimo, è bene citare che il comunicato stampa della FIFA oggetto di commento ha precisato che la decisione della FIFA è stata adottata ai sensi dell’art. 56 comma 3 del FIFA Disciplinary Code, secondo cui in taluni casi il presidente del FIFA Disciplinary Committee può assegnare il caso direttamente a quello che sarebbe l’organo di appello delle decisioni di primo grado, con ciò eliminando uno dei due gradi di giudizio interni alla FIFA a beneficio di una più celere definizione della controversia dinnanzi al TAS. Ciò, necessariamente, prima dell’inizio della competizione.
Non ci rimane che attendere novità per i prossimi passi della vicenda.